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Quello che è in gioco non è una violazione della “intimità”, perché l’intimità non ha nulla a che vedere con i parametri registrati in una qualunque regione del sistema nervoso o del corpo. Nemmeno il sistema dei neuroni specchio, una delle scoperte neuroscientifiche più importanti, ha minimamente intaccato il tema della intimità dal momento che la simulazione incarnata di un’azione osservata in una alterità non potrà mai rivelare le personali intenzioni, il significato personale dell’azione osservata (e simulata) per chi la compie.

Tutto il tema del controllo cognitivo ed emotivo aperto dai dispositivi indossabili è una gigantesca montagna di stupidaggini pseudoscientifiche e pseudointellettuali. L’unico controllo che quei dispositivi attuano sta nel convincere persone ad acquistarli e ad indossarli, un tema che pertiene al marketing. La vera minaccia è quella di un liberismo guidato dall’egoismo al ribasso che attua il gioco di sempre: far passare per naturale - dunque inevitabile - ciò che invece è culturale e storico e che dunque invoca la scelta e la responsabilità umana.

In gioco c’è una drammatica progressiva colonizzazione di spazi della vita pubblica e privata da parte di tecnologie sviluppate da aziende private con obiettivi di marketing e non scientifici, meno che mai umanitari. Una colonizzazione che ha bisogno di ridurre - tacitamente e in modo subdolo - l’umano alla macchina, prima ancora di avvicinare la macchina all’umano.

La prima azione di resistenza contro questa colonizazione consiste nel decostruire la comunicazione da marketing e le narrative che genera, totalmente scollate dal fenomeno della vita umana vissuta.

La seconda azione di resistenza consiste nel togliere legittimità e potere sociale alle aziende nel decidere come e quando applicare i loro dispositivi nel controllo delle persone e nel riportare il privato sotto il controllo di scelte comunitarie, politiche e sociali: se non è giustificato da ragioni di sicurezza personale e collettiva (il caso dei conduttori di treni ad alto rischio dei quali si parla nell’articolo) perché un lavoratore deve accettare di farsi monitorare dal datore di lavoro?

La terza azione di resistenza consiste nel delegittimare, una volta per tutte, tecnici informatici ed ingegneri nella loro pretesa di spiegare l’umano e la vita vissuta sulla base dai modelli artificiali e meccanicistici, alimentando narrative utili al mercato che ha tutto il vantaggio nella stabilizzazione dell’umano, nel ridurre la complessità dell’umano alla banalità della macchina dove la ragione è ridotta a calcolo e l’esistenza a funzionamento.

scientificamerican.com/article

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