Con poche eccezioni il cosiddetto "smart working" è solo un modo per ridefinire in positivo una remotizzazione idealizzata, un movimento che nei fatti ha consentito di:
1) ridurre le spese aziendali;
2) aumentare la produttività;
3) annullare del tutto la già scarsa coesione tra i lavoratori, le cui relazioni sono ridotte alla virtualizzazione, cioè a zero;
I fenomeni direttamente legati al lavoro da remoto, molto poco "smart" e ben occultati, sono quelli del burnout: esaurimento, depressione, stress da lavoro correlato etc...
#smartworking #lavoro
https://www.ilsole24ore.com/art/smart-working-niente-nuova-proroga-privato-scadenza-resta-31-marzo-AF3cOqiC
@Gert sicuramente ci sono molti problemi sia a livello legislativo che nella realizzazione pratica del lavoro da remoto però se la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici lo apprezza probabilmente non è perché si sono fatti imbabolare dalla propaganda del 2020 (poi rovesciata nel 2022 quando si doveva convincere tutti di quanto è bello il ritorno in ufficio). Io credo che la posizione giusta per difendere collettivamente i nostri interessi debba partire da quello che c'è di buono (risparmio di tempo e costi di trasporto, maggiore conciliazione della vita familiare e lavorativa o, se preferiamo, di lavoro produttivo e riproduttivo) e puntare a mettere dei vincoli contrattuali sui possibili abusi.
@Gert Mi potresti obiettare: ma il lavoro da remoto è un male minore apprezzato perché non si ottiene riduzione di orario o servizi per l'infanzia adeguati. Sicuramente c'è del vero ma se su quello non si è riusciti a costruire lotte efficaci forse si riuscirà a farlo sulle condizioni della remotizzazione.
Rimane certamente il problema di come costruire solidarietà "a distanza" però anche lì: ha senso rifiutare una forma che, con tutti i suoi limiti, permette a molti di vivere meglio anziché cercare nuove strade di sindacalizzazione? Fra l'altro in un settore, quello del lavoro negli uffici, che spesso non ha brillato per conflittualità collettiva
@enverdemichelis la remotizzazione è sovraimplicata da logiche di profitto e vantaggio per le aziende, non dalle prospettive di un lavoro più sano e conveniente per il lavoratore. Facilita il rapporto individualizzato tra datore di lavoro e lavoratore, rendendolo ancora più solo dopo i contratti personalizzati. Che poi questo accada in continuità con una destrutturazione totale dell'unità dei lavoratori è vecchia scienza. In tutto questo, una massa sempre più sterminata di lavoratori ormai soli e rassegnati corre dietro ai miseri vantaggi locali di poter correre dietro ai fatti di famiglia perché ci si è portati il lavoro a casa, non vedendo la perdita notevole in termini di uno spazio personale capace di attivare una rete di senso e significati dove l'azienda e le sue esigenze restano fuori.
@Gert ma qualsiasi forma di lavoro salariato non è determinata da logiche di profitto? Che sia in presenza, ibrida, in remoto etc
Sulla questione dell'individualizzazione del rapporto di lavoro invece concordo, è il grande pericolo che già si vede realizzato, per esempio, con il lavoro di piattaforma.
Sui "miseri vantaggi": boh, se sono così apprezzati (e difesi) forse non sono tanto miseri per chi ne usufruisce, anche se sicuramente andrebbero affrontati in modo sistemico con servizi adeguati anziché lasciare tutto all'equilibrismo familiare.
@enverdemichelis non so, a me sembra che una persona sana in una società sana dovrebbe avere il tempo necessario a curare la propria vita (famiglia, studio, sport, socialità, politica...) al di fuori degli spazi normati e strutturati dalle aziende. Se per star dietro meglio alla famiglia o alle mie cose mi devo portare il lavoro (e l'azienda) a casa, questo significa che sono davvero disperato.
M2C
@filobus @enverdemichelis ma no, figurati, nessuna guerra di religione. Conosco diverse persone che si trovano bene, ma fanno una vita molto sana già per conto loro. Le mie note erano relative alle politiche di gestione e all'uso che le aziende tendono a fare dello smartworking. Già il fatto di definirlo "smart" a priori è sospetto. Di fatto è lavoro da remoto, se poi è anche "smart" è da vedere, e molti ti assicuro sono solo da remoto e pure malamente.
@Gert @enverdemichelis si, ti credo, dipende molto dalla situazione e fa comodo anche alle aziende. E le aziende ne approfittano ancora di più non dando gli strumenti o non considerando anche gli svantaggi.
Smart è una parola del marketing, non serve dire altro. Come la parola consulente serve a definire un dipendente di terza mano