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Il Castello delle Anime Dannate sull’Etna

Nel cuore del maestoso vulcano Etna, avvolto da fitte nebbie di cenere e bagliori di lava incandescente, si cela un segreto oscuro e antico quanto il tempo stesso.

Nella quiete delle notti senza luna, si dice che ombre spettrali emergano dal cratere per erigere un castello di pietra lavica, una fortezza maledetta che non può mai essere completata.

Questi fantasmi tormentati, condannati a una fatica eterna, lavorano senza sosta per espiare i peccati commessi in vita, intrappolati in un ciclo di costruzione e rovina senza fine. In questo luogo sospeso tra realtà e leggenda, la volontà di espiazione si mescola al terrore, e ogni pietra posata racconta una storia di pene indicibili e tormenti senza pace.

@AstrattaMente@snowfan.masto.host

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Il sacco di Palermo e la deturpazione urbanistica

Palermo, città dal fascino senza tempo, ha sempre avuto un legame profondo e intimo con il mare.

Tuttavia, quel rapporto di armonia e bellezza è stato segnato da ferite profonde, nate da eventi drammatici e scelte urbanistiche che hanno trasformato per sempre la sua linea costiera.

Dalla devastazione della Seconda Guerra Mondiale alla furia speculativa degli anni del "Sacco di Palermo", il mare della città è stato sottratto ai suoi abitanti, cancellando spiagge, ville storiche e spazi verdi.

Questo articolo ripercorre quelle vicende, svelando come una città ricca di storia e potenzialità abbia dovuto affrontare una dura battaglia per riconquistare il suo rapporto con il mare, tra macerie, cemento e speranze di rinascita.

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Storie misteriose tra leggenda e realtà

Nel cuore della Palermo del XVIII secolo, tra i vicoli stretti e bui della città antica, si aggirava una figura che incuteva timore, Giovanna Bonanno, conosciuta da tutti come “La Vecchia dell'Aceto”. Il suo nome sarebbe passato alla storia non per atti di eroismo o di carità, ma per la macabra leggenda che avvolgeva la sua esistenza.

Giovanna era una donna anziana, dal volto scavato e lo sguardo acuto, avvolta in abiti logori e un mantello consunto che la faceva somigliare a una figura uscita dalle storie di stregoneria.

Nessuno sapeva con certezza da dove provenisse, ma si diceva che un tempo fosse stata una mendicante, vivendo ai margini della società. Tuttavia, il destino le aveva riservato un ruolo ben più oscuro.

Si racconta che la sua ascesa nell’ombra iniziò quando, per caso, scoprì un veleno letale: una miscela di aceto e altre sostanze tossiche che, se somministrata lentamente, causava la morte della vittima senza destare sospetti. Il veleno sembrava essere particolarmente efficace perché simulava sintomi di malattie comuni dell'epoca, come febbri e sfinimento improvviso, rendendo difficile il collegamento con un atto criminale.

La sua conoscenza delle erbe e dei veleni la rese una sorta di “risolutrice di problemi” per molte donne infelici della città.

Le mogli trascurate, abusate o semplicemente stanche del proprio matrimonio si rivolgevano a lei in cerca di una via d'uscita, e la Vecchia dell'Aceto forniva loro la soluzione, vendendo piccole ampolle di veleno con precise istruzioni su come usarle. Ma il suo commercio non si limitava alle sole mogli infelici.

Si diceva che anche alcuni uomini d'affari e aristocratici avessero fatto ricorso ai suoi servigi per eliminare rivali scomodi, rendendo il suo veleno un'arma silenziosa e insospettabile.

Per anni il suo commercio clandestino prosperò nel silenzio e nell’ombra. Giovanna si muoveva con discrezione tra le strade di Palermo, vendendo la sua “cura” alle donne disperate e mantenendo un basso profilo. Nessuno sospettava di lei, nessuno osava tradirla. Ma il destino è implacabile, e il suo segreto non sarebbe rimasto tale per sempre.

Un giorno però, una delle sue clienti, presa dal rimorso e dalla paura, confessò il crimine a un prete, rivelando l'esistenza della Vecchia dell'Aceto.

La notizia si diffuse rapidamente e giunse alle orecchie delle autorità, che iniziarono un’indagine per smascherare la misteriosa avvelenatrice. Con abilità e astuzia, gli uomini di giustizia riuscirono a catturarla.

La Bonanno fu imprigionata in attesa del processo, i suoi crimini erano ormai noti a tutti, si dice che durante gli interrogatori non mostrò segni di pentimento e cercò di difendersi affermando che il suo “aceto” non fosse veleno mortale, ma un rimedio per alleviare le sofferenze.

Tuttavia, le testimonianze dei suoi clienti furono decisive: alcune persone dichiararono di averla vista consegnare il veleno, mentre altre raccontarono degli effetti letali dopo l’uso della sua miscela.

Giovanna Bonanno fu processata in un’aula gremita, dove il popolo assisteva con morbosa curiosità. Le accuse erano gravissime, le prove schiaccianti.

Nonostante il suo tentativo di difendersi, sostenendo di aver solo venduto un rimedio senza sapere le reali intenzioni delle sue clienti, la sentenza fu inesorabile: condanna a morte.

Il giorno dell’esecuzione, Piazza Vigliena era gremita di persone, la forca svettava al centro della scena, minacciosa, pronta a compiere il suo macabro dovere.

Mentre la corda si stringeva attorno al suo collo, un ultimo respiro sfuggì dalle sue labbra e la sua anima abbandonò quel corpo ormai stanco.

Si racconta che dopo la sua morte, molte delle donne che avevano acquistato il suo veleno furono colte dal panico e si sbarazzarono delle prove, mentre altre furono scoperte e giustiziate a loro volta.

Il mito della Vecchia dell'Aceto continuò a vivere nei racconti popolari, e nei vicoli di Palermo si mormorava il suo nome con un misto di paura e fascinazione.

Ancora oggi, nelle notti più buie, alcuni affermano di sentire sussurri nel vento o di vedere un'ombra avvolta in un mantello logoro aggirarsi silenziosa tra le strade della città vecchia, un eco di un passato fatto di misteri, intrighi e morte.

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Palermo 1948, la forza di ricominciare

#silentsunday

Il dopoguerra rappresenta uno dei periodi più complessi e significativi della nostra storia, le città erano ridotte in macerie, le economie distrutte e intere famiglie spezzate dalla perdita di parenti e amici.

Il paesaggio era un mosaico di rovine e il morale collettivo era segnato da anni di privazioni, paura e lutti.

Eppure, proprio in questo scenario di devastazione, emerse una straordinaria forza d'animo, le persone si rimboccarono le maniche, trovando nel dolore una ragione per andare avanti, per ricostruire non solo case e città, ma anche il senso della comunità e della speranza.

La ripresa economica e sociale fu un processo lungo e faticoso, e, al di là degli sforzi collettivi dei governi, fu la forza interiore dei singoli individui a fare la differenza, ogni persona doveva affrontare il proprio dolore e trovare la motivazione per andare avanti.

Per molti, la speranza di un futuro migliore, il desiderio di garantire ai propri figli una vita diversa, o semplicemente la necessità di sopravvivere furono stimoli potenti. La solidarietà tra vicini, l’aiuto reciproco e il senso di appartenenza a una comunità diventarono pilastri su cui costruire una nuova vita.

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