The only good thing I can say about Ratzinger is that in his writings as pope he did not pontificate, but he moved as a scholar. Because that, basically, was: a scholar. Valuable, too, although on positions unacceptable to me. This was a step, a small one, toward humanizing the figure of the pope (singular these Catholics who present God as man but fail to do the same thing with the pope). At the same time he loved to flaunt all the outward signs of papal power, even at the cost of making a fool of himself. #Ratzinger
L'unica cosa positiva che riesco a dire di Ratzinger è che nei suoi scritti da papa nom pontificava, ma si muoveva da studioso. Perché questo, di fondo, era: uno studioso. Di spessore, anche, benché su posizioni per me inaccettabili. Era un passo, piccolo, verso l'umanizzazione della figura del papa (singolari questi cattolici che presentano Dio come uomo ma non riescono a fare la stessa cosa col papa). Al tempo stesso amava sfoggiare tutti i segni esteriori del potere papale, anche a costo di rendersi ridicolo.
End-of-year decalogue
1. Don't hate anyone. Fight hatred with reflection: behind every action that arouses hatred there is ignorance and unawareness.
2. Do not cultivate anger, resentment, irritation and other negative states. Consider yourself and your mind as a garden to take care of. When a negative state arises, become aware of it, identify it, distance it from you ('I feel anger'), analyse it ('my anger comes from...') and then lay it outside the garden ('I will not allow my anger to make me worse').
3. Do not feed narcissism. Consider that you will soon be dead and no one will know anything about you.
4. If you cannot love others, at least be kind to them. If you cannot love yourself, at least be kind to yourself.
5. Take care of your body: don't eat too much, walk as much as you can.
6. Avoid chatter. Speak little, say the essentials. Cultivate silence.
7. Sit next to your death. Stop running away from what constitutes you.
8. Look neither backward nor forward. Settle here and now.
9. Do not look down on anyone, do not look up at anyone.
10. Cultivate irony. It is freedom from the world.
Decalogo di fine anno
1. Non odiare nessuno. Combatti l'odio con la riflessione: dietro ogni azione tale da suscitare odio c'è ignoranza e inconsapevolezza.
2. Non coltivare la rabbia, il rancore, l'irritazione ed altri stati negativi. Considera te stesso e la tua mente come un giardino di cui prenderti cura. Quando uno stato negativo si presenta, prendine coscienza, identificalo, distanzialo da te ("provo rabbia"), analizzalo ("la mia rabbia viene da...") e quindi deponilo al di fuori del giardino ("non permetterò alla mia rabbia di rendermi peggiore").
3. Non alimentare il narcisismo. Considera che presto sarai morto e nessuno saprà nulla di te.
4. Se non puoi amare gli altri, almeno sii gentile con loro. Se non puoi amare te stesso, almeno sii gentile con te stesso.
5. Cura il corpo: non mangiare troppo, cammina più che puoi.
6. Evita la chiacchiera. Parla poco, dì l'essenziale. Coltiva il silenzio.
7. Siediti accanto alla tua morte. Smetti di fuggire ciò che ti costituisce.
8. Non guardare indietro né avanti. Stabilisciti qui ed ora.
9. Non guardare nessuno dall'alto in basso, non guardare nessuno dal basso in alto.
10. Coltiva l'ironia. E' libertà dal mondo.
Whoopi Goldberg got a reputation as an anti-semite for trying to say one simple thing. A black man has different skin than a white man. If a white man is racist towards a black man, there is reason to believe this is because of the colour of his skin. A Jew is white, and in nothing physically different from all other whites, so racism towards him has cultural reasons. Now, this is a reading that can be debated, but it is certainly not anti-semitic.
I am reading Ivan Ilyin, which is fundamental to understanding Putin's fascism. Nothing of his has been translated in Italy. I find in English a book against Tolstoy, "On Resistance to Evil by Force." I am on page 88, where he states that avoiding inflicting suffering on others is "anti-spiritual hedonism."#putin
Insegnavo, vent'anni fa, al ragioneria di Foggia. Mi vedo in una chiara mattina d'inverno, con la mia borsa a mano da professorino, e mi capita di chiedermi come sia stato possibile che, così volontaristicamente attrezzato, mi sia beccato, in quella scuola, un richiamo del preside per come ero vestito - non fossero bastate le crisi isteriche, da studente, del mio professore di matematica: e i suoi lunghi rimproveri a mia madre ai colloqui.
Insegnavo italiano e storia, allora. Avevo il triennio. Non saprei ricordare nove volti su dieci, ma qualcuno s'è salvato, ammesso che possa essere una salvezza per chicchessia restare nella memoria di qualcuno. Tra gli altri, un ragazzino che aveva perso il padre da piccolo. Ma aveva avuto il buon senso, il padre, di scrivere qualche libro, e in questo modo continuava, se così si può dire, ad educare il figlio, che si aggrappava a quelle pagine per cercare un senso. Me li portò, i libri del padre. E li presi, diedi uno sguardo: non mi piacquero. E finirono su uno scaffale.
Lo ritrovai, lo studente, ormai ex studente, anni dopo. Trasformato. Lui ch'era il prototipo del ragazzo da oratorio, sfoggiava ora una mise punk nemmeno troppo straight edge. E dopo le informazioni di rito, la rivelazione: "Professore, tu m'hai plasmato". Che mi gettò nello sconforto.
Un giorno mi capitò, nella sua classe, di fare due passi, fino a casa - abitavamo vicini - con una studentessa. Le dissi, per fare conversazione, che mi pareva di perder tempo; che tutto quel parlare seduto su una cattedra fosse havel havalim, come dire 'na stronzata. Lei sorrise - aveva occhi azzurri grandi quanto una casa. E disse che non ci avevo capito niente. Ché, rivelò, da quando ero nella loro classe tutti si atteggiavano come me, pensavano come me, e qualcuno perfino si vestiva come me, per la gioia del preside.
Il mio narcisismo ne uscì gonfio come una vescica al mattino; ma mi rese pensoso, e non ho mai smesso d'esserlo. Pensoso e imbarazzato.
Ora che ho da decimare la mia biblioteca - uno su cinque, è l'obiettivo, se il cuore regge - mi chiedo che fare di quei libri, al quale lo studente s'aggrappava, e che per me sono solo uno spazio occupato sugli scaffali. Più in generale, mi chiedo che fare di me. Come farmi fuori, senza spargere troppo sangue in giro, per essere il padre di me stesso - perché non puoi essere padre di nessuno senza essere padre di te stesso.
Ateo sbattezzato, buddhista theravada, anarchico. E nulla di tutto questo.
Vivo a Siena con Xho, nostro figlio Ermes e il cane Mirò.
Ultimo libro: "Senza cattedra. La scuola possibile" (Loescher).