Perché abbiamo il dovere di insegnare le filosofie (e non solo) non occidentali.
https://www.attraversamenti.info/il-dovere-di-essere-transculturali/
Oggi seminario maieutico su Schopenhauer. Siamo d'accordo con la sua visione della vita? L'esistenza è dolore e noia? #scuola
Difficile anche solo immaginare di cosa sarebbe stato capace se non fosse morto a undici anni.
Una faina. La vita di una faina. Un romanzo sulla vita di una faina. E non un romanzo qualsiasi: un romanzo che ha vinto il Campiello.
Come si racconta la vita di una faina? Bisognerà provare ad _essere_ una faina. Chiedersi cos'è essere un animale. Qualcosa alla Uexküll, ma con in più il talento del narratore. Bello!
Questo pensavo, più o meno, apprestandomi alla lettura di _I miei stupidi intenti_ di Bernardo Zannoni (Sellerio, Palermo 2021), con le migliori aspettative: sia perché, appunto, ha vinto il Campiello, sia perché se ne dice un gran bene.
Mi trovo subito alle prese con una faina che si chiama Archy. Perché Archy? Sarà perché le faine vivono negli Stati Uniti? Ma no. Il loro habitat è europeo e mediorientale. La nostra faina avrebbe più realisticamente potuto chiamarsi Peppino. Ma soprattutto: che faina è una faina che ha un nome? Per giunta parla. E dorme in un letto. Gli animali di Zannoni hanno il comodino e la lampada, e quando occorre chiamano il medico: e dunque no, niente Uexkül. Nessuno sforzo di _essere una faina_. Ma nemmeno ci si muove in un mondo disneyano: la cosa diventa chiara oltre ogni possibilità di equivoco quando la mamma di Archy fa saltare un occhio alla sorella con una zampata.
Gli animali di Zannoni compiono gli atti più efferati con assoluta naturalezza, come si conviene a degli animali. E sarebbe pur interessante, la storia, se ritrasse un mondo umano ricondotto ai suoi primordiali istinti animali: la sopravvivenza, la conquista della femmina, la riproduzione. Ma ciò avrebbe richiesto rigore e metodo. E invece abbiamo una femmina di faina che, contro ogni saggezza animale, si innamora del protagonista, pur sapendolo fragile, perché gli sembra buono. Siamo, insomma, in un mondo di mezzo, che oscilla di continuo tra l'umano e l'animale, e che rende poco plausibile il dramma della volpe Solomon, figura pur interessante, che scopre in un solo colpo che esiste la morte, che esiste Dio e che esistono la Scrittura (la Bibbia) e la scrittura. Quattro cose umane, la cui conoscenza illude la vecchia volpe di essere in realtà un essere umano: come se non fosse già un essere umano mascherato da volpe. Che muore disperatamente, in pagine tra le più belle del libro, nudo d'ogni certezza. Inverando, della sua amata Bibbia, il solo libro di Qohelet.
La morte del protagonista invece, con cui il libro si conclude, è la parte meno riuscita del libro. E non solo perché fa strano questa vecchia faina che in un lago di sangue prende la penna, anzi l'aculeo del suo amico istrice Klaus (anche qui non si capisce bene perché il nome tedesco), per raccontare in diretta la sua fine, ma perché anche nel momento supremo la nostra faina resta indecisa: morire da animale, finalmente, o sperare che ci sia qualcosa, come un uomo?
Insomma: questi esseri usciti dalla fantasia di Zannoni non sono né animali né esseri umani e soffrono per questa l1oro condizione limbica, tentati ora dall'innocenza animale ora dall'immortalità che illude gli umani. E spiace, si simpatizza con loro, ma alla fine si resta un po' come Said dopo aver ascoltato la storia di Grumwalski ne _L'odio_ di Kassowitz: "Che ce l'ha raccontato a fare?'
As a child, I did not have many social experiences. To be more precise, I had no social experience at all. One day a friend of my brother had the idea, who knows why, of proposing that we spend the afternoon together. At my house. I was bewildered. A whole afternoon. He had to like me, be nice, pretend to be a bit like him. At that time I was studying some black magic: and so I proposed that we spend the afternoon studying the grimoire. It was the only afternoon of my life wasted trying to please someone, with predictably disastrous results. For one thing at least, black magic served me well: to make those who came too close disappear.
L'ultimo numero di "Educazione Aperta" contiene un mio lungo saggio sulla didattica della filosofia cinese. #scuola #filosofia #cina
Esistono due forme di piacere: il piacere dei cercatori di piacere e il piacere dei negatori del piacere. Il piacere dei primi è quello dell'acqua e del vino, del cibo e della musica, della lettura e del pensiero. I negatori del piacere hanno qualcosa di più alto, in genere qualche forma di dovere, e in nome di questo più alto negano, sdegnati, i piaceri. Il piacere in questo caso non è estetico, legato alla sensazione, ma nasce dalla percezione di sé in rappoto all'altro. Il negatore del piacere qui ed ora trae il suo piacere dal sentire di avere un posto nella società, o nel cosmo, perfino; di essere un soggetto riconosciuto. Per ottenere questo piacere più alto, o preteso tale, il nostro soggetto deve farsi seduttore: dell'altro o di Dio stesso. Può godere di sé solo nella misura in cui l'altro cede alla sua seduzione. E quando ciò riesce, potrà riposare nel suo io come in un nido. E godere di questo.
Il piacere dei negatori del piacere, in altri termini, è un piacere egoico al massimo grado. È il piacere di un io che si sa sicuro nel mondo, o perfino al di là del mondo. Questo ego tronfio al tempo stesso accuserà di egoismo chi segue la miriade dei piaceri. Può farlo, perché il suo egoismo appare nascosto dietro il paravento del più nobile disinteresse.
Colui che persegue la moltitudine dei piccoli piaceri al contrario è sedotto, i piaceri lo portano con sé. E questa seduzione può essere schiavitù ma anche, con arte sottile, liberazione. Un piacere, poi un altro, poi ancora un altro. Questa sensazione, poi un'altra, poi un'altra ancora. E: _solo_ questo. Solo questo piacere, solo questa sensazione. Una molteplicità di punti di piacere senza più alcuna linea che li unisca.
Senza alcun io sottostante. Un piacere senza soggetto.
Quando questa arte sarà particolarmente raffinata sarà la sensazione stessa a racchiudere in sé l'intero arco della vita: tanto la sensazione di piacere quanto quella di dolore.
Differenziare gli stipendi dei docenti in base al carovita, dice Valditara. Io vivo dal 2014 a Siena; prima vivevo a Foggia. Foggia, essendo un posto di merda, è una delle città più economiche d'Italia. Siena invece è piuttosto costosa. Ma. A Siena posso andare al lavoro in bus, perché i mezzi funzionano; e l'abbonamento costa poco più di un euro al giorno. A Siena posso mandare mio figlio al nido privato che è a due passi da casa senza spendere un euro, grazie ai contributi comunali. A Siena non pago il ticket per i farmaci e posso contare su un sistema sanitario che funziona. A Siena l'assicurazione auto della mia compagna costa, letteralmente, un terzo di quanto costava a Foggia; perché a Foggia gli onesti pagano per i delinquenti.
A conti fatti, non saprei dire se sia più costosa Foggia o Siena.
Su Internet Archive è possibile scaricare gratis in pdf ed ePub il mio _La luna nell'acqua. Una mappa per perdersi nel Dharma del Buddha_.
Testo un nuovo metodo di valutazione. Terminato lo studio dell'argomento, per tre lezioni gli studenti lo ristudiano in classe divisi in gruppi. Quindi formulano una autovalutazione individuale. Nelle due o tre lezioni successive giro tra i gruppi per confermare o meno le loro autovalutazioni. #scuola
Ateo sbattezzato, buddhista theravada, anarchico. E nulla di tutto questo.
Vivo a Siena con Xho, nostro figlio Ermes e il cane Mirò.
Ultimo libro: "Senza cattedra. La scuola possibile" (Loescher).