I contenuti visivi disponibili su piattaforme come Google Images rafforzano gli stereotipi di genere più dei contenuti testuali. Questo studio indica che le immagini online mostrano pregiudizi di genere più forti nei confronti degli uomini ed hanno un impatto psicologico più duraturo rispetto ai contenuti testuali. Gli effetti, inoltre, perdurano ancora dopo tre giorni.

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Visual content on platforms like Google Images reinforces gender stereotypes more strongly than textual content. This pioneering study indicates that online images not only display a stronger bias towards men but also leave a more lasting psychological impact compared to text, with effects still notable after three days.

nature.com/articles/s41586-024

L’anoressia nervosa è difficile da gestire. Gli attuali approcci terapeutici hanno tassi di recidiva fino al 52%, questo la dice lunga su quanto siano poco fondati i modelli di riferimento. Pensare di ottenere risultati migliori ignorando la fenomenologia del disturbo in ogni singola esperienza di vita in cui prende forma per correre dietro all’ennesimo meccanismo, è davvero ingenuo.
La vita nell’anoressia nervosa è ridotta alla gestione quotidiana della fame, 24 ore su 24 e per l’intera settimana. Nell’anoressia il senso terribile della fame e la gestione dei rituali intorno al cibo chiudono ad ogni altra possibilità d’essere lasciando il mondo intero a una distanza siderale. È questa la fenomenologia che va compresa e gestita, in ogni singola vita: come accade che l’accesso alle proprie possibilità d’essere sia ridotto ad affamarsi, alla gestione di rituali sul cibo per demarcarsi dal mondo e da una alterità?

pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/381756

Il MACP, un sistema di AI, composto da più reti neurali, che è in grado di ricostruire e simulare le agenzie cognitive attivate da una persona in relazione con una o più persone e ad anticipare anche il suo “disagio in incubazione”.

Continua l’uso inappropriato del linguaggio nel mondo della AI. Se non è fatto per ignoranza non può che essere manipolazione. Una “situazione” implica un soggetto e un contesto nel quale “ne va di sé”, un Chi posizionato emotivamente in un insieme di condizioni che lo interpellano costringendolo a orientarsi e a prendere una posizione. Questa è una situazione: un orizzonte di possibilità di scelta nel quale “ne va di me”, non un astratto problema di logica combinatoria.
Non ne parliamo nemmeno poi della “consapevolezza”, che proprio non appartiene al contesto del calcolo.

alignmentforum.org/posts/mLfPH

Riflessioni sul concetto di “attention ecology”.
L’intenzionalità precede qualunque atto cognitivo ed è a fondamento della manifestazione stessa della intelligenza, comunque la si consideri. Non avendo un mondo e non potendosi sentire interpellati dalle situazioni, i modelli attuali di IA sono di fatto lontani anni luce anche solo da poter essere considerati una qualche forma di intelligenza. Sono e restano automazione, certamente utile e potente, ma sempre e solo automazione.

aeon.co/essays/on-the-dark-his

“Research reveals symbols are more memorable than words. This novel study dives into our brain’s knack for recalling graphic symbols and logos over their word counterparts. Symbols, offering visual anchors for abstract ideas, outperform words in memory tests. This understanding could revolutionize visual communication and design.”

neurosciencenews.com/world-sym

Se avete 10 min di tempo vi consiglio questo breve intervento del prof. Damasio, un neuroscienziato abbastanza noto. Non mi sono sempre ritrovato nelle sue prospettive, ma qui dice cose non banali che dovrebbero far riflettere (anche) sui bias e il tipo di “intelligenza” che viene data per scontata in relazione alla AI, in tutte le sue forme. Quei bias purtroppo sono poi amplificati nella costruzione di narrative sulla AI utili più al business che non alla scienza.
Il titolo dato al video è fuorviante, frutto anch’esso di bias. Sarebbe stato più adeguato l’uso di ‘Who’ al posto del ‘What’… “Chi” è il sé, e non “cosa” è.

invidious.nogafa.org/watch?v=J

An Intelligence Advanced Research Projects Activity project looks to study hackers’ psychological weaknesses and exploit them.

cyberscoop.com/iarpa-cyber-psy

«A major review of research led by the Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience (IoPPN) at King’s College London and the University of Southampton, on behalf of the European ADHD Guidelines Group (EAGG), found little to no evidence that computerised cognitive training brings benefits for people with attention deficit hyperactivity disorder (ADHD).»

kcl.ac.uk/news/online-cognitiv

Quello che è in gioco non è una violazione della “intimità”, perché l’intimità non ha nulla a che vedere con i parametri registrati in una qualunque regione del sistema nervoso o del corpo. Nemmeno il sistema dei neuroni specchio, una delle scoperte neuroscientifiche più importanti, ha minimamente intaccato il tema della intimità dal momento che la simulazione incarnata di un’azione osservata in una alterità non potrà mai rivelare le personali intenzioni, il significato personale dell’azione osservata (e simulata) per chi la compie.

Tutto il tema del controllo cognitivo ed emotivo aperto dai dispositivi indossabili è una gigantesca montagna di stupidaggini pseudoscientifiche e pseudointellettuali. L’unico controllo che quei dispositivi attuano sta nel convincere persone ad acquistarli e ad indossarli, un tema che pertiene al marketing. La vera minaccia è quella di un liberismo guidato dall’egoismo al ribasso che attua il gioco di sempre: far passare per naturale - dunque inevitabile - ciò che invece è culturale e storico e che dunque invoca la scelta e la responsabilità umana.

In gioco c’è una drammatica progressiva colonizzazione di spazi della vita pubblica e privata da parte di tecnologie sviluppate da aziende private con obiettivi di marketing e non scientifici, meno che mai umanitari. Una colonizzazione che ha bisogno di ridurre - tacitamente e in modo subdolo - l’umano alla macchina, prima ancora di avvicinare la macchina all’umano.

La prima azione di resistenza contro questa colonizazione consiste nel decostruire la comunicazione da marketing e le narrative che genera, totalmente scollate dal fenomeno della vita umana vissuta.

La seconda azione di resistenza consiste nel togliere legittimità e potere sociale alle aziende nel decidere come e quando applicare i loro dispositivi nel controllo delle persone e nel riportare il privato sotto il controllo di scelte comunitarie, politiche e sociali: se non è giustificato da ragioni di sicurezza personale e collettiva (il caso dei conduttori di treni ad alto rischio dei quali si parla nell’articolo) perché un lavoratore deve accettare di farsi monitorare dal datore di lavoro?

La terza azione di resistenza consiste nel delegittimare, una volta per tutte, tecnici informatici ed ingegneri nella loro pretesa di spiegare l’umano e la vita vissuta sulla base dai modelli artificiali e meccanicistici, alimentando narrative utili al mercato che ha tutto il vantaggio nella stabilizzazione dell’umano, nel ridurre la complessità dell’umano alla banalità della macchina dove la ragione è ridotta a calcolo e l’esistenza a funzionamento.

scientificamerican.com/article

Volete testare la vostra abilità nel riconoscimento di volti?
Provate con questo test online, fa parte di una ricerca in corso condotta dagli psicologi dell’University of New South Wales (Australia).

facetest.psy.unsw.edu.au/

I represented in a Sankey diagram the most activated emotions in 2022 year on a group of 50 psychotherapy patients, as they recorded them in real time in their different life contexts.

The most activated emotion during 2022 was “surprise”.

I mean here “emotions” as an integral way of living being to feel in relation to oneself, to others and to the world.

The very word ‘emotion’ comes from the latin “ex-movere”, to move from. Moving means orienting oneself in the world, taking on a perspective on the world. In relation to the perspective we assume, we see some aspects, some profiles of the world, we perceive some relevance, while others remain hidden.

We are surprised by emotions when the profiles of the world that emotions actualize, allowing us to encounter unexpected aspects of ourselves, of the world, and displace us. The profiles of the world that emerge in situations disturb us, question us, place us in a more or less known condition, confirm or not confirm the consolidated image that we have settled about ourselves, the world and the others, inviting us to find a new position, generate new life.

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